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Mio figlio quando dorme adotta posizioni da circense, improbabili, apparentemente scomodissime.

Lo trovo nel suo lettino con la testa al posto dei piedi, oppure in diagonale, oppure con i piedini in mezzo alle sbarre. Ieri era sdraiato sulla lunghezza del cuscino, con la testa sull’angolo remoto del materasso. A pancia in giù, a pancia in su, di lato, di rovescio.

È un terremoto, sia durante la giornata, sia mentre si lascia cullare dalle dolci braccia di Morfeo.
Per non parlare di quando si sveglia, nel cuore della notte, oppure all’alba, e vuole a tutti i costi venire nel lettone. E non c’ è ciuccio che tenga.

Lui, immancabilmente, si alza, e con dei versetti intraducibili mi fa capire che vuole essere coccolato sotto le coperte del lettone. E si mette tra di me e suo padre, e mi piace sentire il suo profumo e le sue dolci guanciotte attaccate alle mie.

L’unico problema è che, come penso in molti sanno, ci ritroviamo con i suoi piedini in faccia e il suo testone tra le costole.

Ma poi so per certo che mi mancherà, quando sarà grande, e quando non vorrà più dormire nel lettone, e di coccole non vorrà più saperne.

E intanto mi godo queste nottate di dolcezza infinita.

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