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Sono convinta che non sia colpa nostra, ma è la società in cui viviamo che ci fa essere così: stressati, rabbiosi, sempre di fretta.

Perché dobbiamo timbrare il cartellino a una certa ora. Perché se ritardiamo anche solo di due minuti troviamo traffico. Perché ci sono gli orari da rispettare. Perché non ci piace attendere, stare in fila, aspettare pazientemente il nostro turno. Insomma, non abbiamo tempo da perdere, e i tempi morti, si sa, sono attimi sprecati.

Stamattina avevo la macchina in panne, e sono riuscita a posizionarmi a lato della strada. Nonostante questa mia manovra fortuita ero palesemente d’intralcio alla viabilità delle altre automobili, che mi superavano suonando i clacson e facendomi gestacci. E, mentre aspettavo per forza di cose, pazientemente, il carro attrezzi, pensavo: forse anche io avrei reagito come gli altri automobilisti, vedendo un’automobile ferma con le quattro frecce sul ciglio della strada, avrei pensato: ma questa proprio qui si deve fermare? E non mi sarebbe passato per la mente che magari era ferma perché la macchina le si era fermata (non ho messo il triangolo).

Risultato? Siamo stressati, siamo rissosi, siamo arrabbiati, perché dobbiamo rincorrere le ore della giornata, che passano in fretta, e abbiamo troppe cose da fare. Perché lavoriamo un anno intero per fare le ferie le due settimane centrali di agosto, quando troviamo la ressa, e i prezzi sono alle stelle. Perché lavoriamo un anno intero per pagare il mutuo della casa, che sarà nostra quando saremo vecchi e anche la nostra casa sarà vecchia. Siamo dei criceti e continuiamo a correre sulla nostra ruota, senza mai raggiungere la meta.

Io stamattina ho riflettuto, mentre la gente mi insultava, e ho provato un po’ di tristezza, perché sembra proprio che vivere sia un continuo sacrificio, una corsa contro il tempo, come quella del criceto.

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